03 ottobre 2005

L'intervista a Giorgio Cisini

Capogruppo della Margherita
nel Consiglio Comunale di Piacenza

L'ingresso di Vittorio Sgarbi nella Margherita è, allo stato, soltanto «un'ipotesi», ma se dovesse diventare realtà Giorgio Cisini ha una certezza tutta personale, lascerà la politica e si «occuperà d'altro» non volendo avere più nulla a che fare con un partito che apre indiscriminatamente le proprie porte.
Una presa di posizione tranchant, quella del capogruppo della Margherita in consiglio comunale. E resa nota misurando le parole ieri pomeriggio nella solenne cornice dell'aula consiliare.
Una presa di posizione che va ben al di là della censura che tutti i segretari dell'Unione hanno rivolto sabato scorso all'ex onorevole della Casa delle Libertà ed ex sottosegretario ai Beni culturali, all'indomani della sua ultima invettiva all'indirizzo del sindaco Roberto Reggi sul caso di villa Serena.
Invettiva ai limiti dell'insulto, si dice di solito. Limite stavolta abbondantemente superato dallo “Sgarbi furioso” che dai microfoni di Rtl 102.5, emittente radiofonica nazionale, ha preso Reggi a malissime parole.
Ebbene, se i partiti piacentini della coalizione di centrosinistra si sono limitati, pur se vigorosamente, a evidenziare come «questo ennesimo episodio di inciviltà dimostra quanto l'onorevole Sgarbi sia lontano dai valori e dal comune sentire dell'Unione», Cisini ha voluto segnare un solco preciso e più profondo.
«Ho preso informazioni ai livelli centrali del partito, l'ingresso di Sgarbi nella Margherita non è ancora avvenuto. Il suo, come gli altri casi di aspiranti transfughi dal centrodestra all'Unione, è al vaglio di un tavolo nazionale dove verranno discussi sulla base di regole precise. La segreteria provinciale ha una posizione assolutamente contraria, se poi da Roma venisse dato disco verde credo che la decisione sarà estremamente significativa a livello personale.Mi occuperò d'altro».
Così Cisini ieri in consiglio comunale. Per poi ulteriormente spiegare, a margine della seduta, che con Sgarbi nella Margherita «non mi sentirei più in linea con la linea moderata del mio partito, le ultime vicende legate a villa Serena mi lasciano pensare che sia una persona molto lontana da questo modo di pensare e comportarsi».
Sul fronte di villa Serena, c'è intanto da segnalare l'iniziativa della sezione piacentina di “Italia Nostra”, che, con il suo presidente Francesco Valenzano, ha scritto al ministero per i Beni culturali per chiedergli «un sollecito provvedimento di tutela della villa e del suo contesto ambientale». L'istanza è per la precisione indirizzata al “Comitato di settore” in seno al ministero da cui è attesa un'ultima parola sulla questione di villa Serena dopo che il 9 settembre si è riunito per vagliare la relazione dell'ispettore ministeriale Stefano Rezzi, venuto il 9 agosto a Piacenza per un sopralluogo alla Veggioletta.
Relazione «favorevole alla tutela integrale della settecentesca» dimora, «comprensiva del coevo viale di accesso e del contesto ambientale, miracolosamente ancora ben conservato», annota “Italia Nostra” che «deplora l'improvviso inizio dei lavori per il raccordo tra via Einaudi e la nuova tangenziale sud» disposto dal Comune l'indomani del verdetto del Tar (20 settembre) che ha “bocciato” il procedimento di vincolo avviato dalla Sovrintendenza.
Una ripresa del cantiere (cantiere che sta avanzando di gran carriera) «gravemente lesiva dell'integrità del bene culturale», secondo Valenzano, specie se si considera che non si è aspettata l'«attesa decisione» del Comitato ministeriale.
Gustavo Roccella - Libertà quotidiano di Piacenza - 27 settembre 2005