L'opinione di Franco Monaco
Vicepresidente dei deputati della Margherita
«Diciamo no al passaggio del critico nell'Unione: sarebbe autolesionismo scegliere un vacuo affabulatore che volentieri lasciamo al suo destino»
Nel quadro della discussione che si è aperta sulle cosiddette “transumanze”, ha avuto un'eco speciale il caso Sgarbi. Non sorprende, considerati l'esuberanza e il protagonismo del soggetto.
Quale sia la mia opinione è noto. Lo confesso: faccio fatica ad adottare un approccio squisitamente ed esclusivamente politico, al riparo dall'accusa di indulgere al moralismo.
Mi riesce difficile perché, a mio avviso, non sono da trascurare i profili etico-politici e di costume.
Specie dopo la devastazione morale e civile rappresentata dal berlusconismo cui opporre la nostra dichiarata ambizione di proporre e di proporci non già come una semplice alternanza, ma, di più, come una nitida, radicale alternativa ad esso.
Cioè l'impegno a dare corso, come ama notare Prodi, a una limpida svolta etica oltre che politica.
Discontinuità e rigore cui è sensibilissimo il popolo dell'Unione, giustamente severo sul punto.
Un popolo che non dimentica lo Sgarbi delle invettive tv senza diritto di replica dei suoi malcapitati bersagli, degli insulti vomitati dai teleschermi all'indirizzo di avversari politici, magistrati, semplici e inermi cittadini.
Ne sa qualcosa lo stesso Rutelli, calunniato da Sgarbi e costretto a difendersi da accuse false facendo ricorso alle vie legali.
Ma, ripeto, anche attenendoci al solo profilo politico, riesce chiara l'incompatibilità di Sgarbi con l'Unione e con i suoi principi. Non sono io a sostenerlo.
Lo asserisce lui, rivendicando orgogliosamente di non dover fare ammenda (politica e non) di nulla. Lui, a suo dire, non ha cambiato e non intende cambiare posizione.
Dunque, che va cercando tra noi? Come non bastasse, nei giorni scorsi, Sgarbi si è reso protagonista dell'ennesima performance che non può essere passata sotto silenzio. I
n nome della presunta difesa di un bene culturale in quel di Piacenza, egli ha investito di maleparole il nostro stimato sindaco Reggi. Che, giustamente, per dignità e per non dargli soddisfazione, non ha ritenuto di replicargli.
Lo ha fatto il capogruppo della Margherita in consiglio comunale, avvertendo che egli sarebbe pronto a lasciare Margherita se essa aprisse le sue porte a Sgarbi.
Sono certo che il problema non si porrà, perché nessun partito è tanto autolesionista da mettersi nelle condizioni di scegliere tra un vacuo affabulatore come Sgarbi, che volentieri lasciamo al suo destino, e i propri amministratori ed eletti che, con dignità, coerenza e sacrificio, tirano quotidianamente il carro di un generoso servizio alla comunità.
Sarebbe un'operazione tutta in perdita. In termini di consensi, ma soprattutto di onorabilità.
Sarebbe come perdersi, che è peggio di perdere, perché in gioco ci sono l'anima e la faccia.
Libertà quotidiano di Piacenza - 5 ottobre 2005
«Diciamo no al passaggio del critico nell'Unione: sarebbe autolesionismo scegliere un vacuo affabulatore che volentieri lasciamo al suo destino»
Nel quadro della discussione che si è aperta sulle cosiddette “transumanze”, ha avuto un'eco speciale il caso Sgarbi. Non sorprende, considerati l'esuberanza e il protagonismo del soggetto.
Quale sia la mia opinione è noto. Lo confesso: faccio fatica ad adottare un approccio squisitamente ed esclusivamente politico, al riparo dall'accusa di indulgere al moralismo.
Mi riesce difficile perché, a mio avviso, non sono da trascurare i profili etico-politici e di costume.
Specie dopo la devastazione morale e civile rappresentata dal berlusconismo cui opporre la nostra dichiarata ambizione di proporre e di proporci non già come una semplice alternanza, ma, di più, come una nitida, radicale alternativa ad esso.
Cioè l'impegno a dare corso, come ama notare Prodi, a una limpida svolta etica oltre che politica.
Discontinuità e rigore cui è sensibilissimo il popolo dell'Unione, giustamente severo sul punto.
Un popolo che non dimentica lo Sgarbi delle invettive tv senza diritto di replica dei suoi malcapitati bersagli, degli insulti vomitati dai teleschermi all'indirizzo di avversari politici, magistrati, semplici e inermi cittadini.
Ne sa qualcosa lo stesso Rutelli, calunniato da Sgarbi e costretto a difendersi da accuse false facendo ricorso alle vie legali.
Ma, ripeto, anche attenendoci al solo profilo politico, riesce chiara l'incompatibilità di Sgarbi con l'Unione e con i suoi principi. Non sono io a sostenerlo.
Lo asserisce lui, rivendicando orgogliosamente di non dover fare ammenda (politica e non) di nulla. Lui, a suo dire, non ha cambiato e non intende cambiare posizione.
Dunque, che va cercando tra noi? Come non bastasse, nei giorni scorsi, Sgarbi si è reso protagonista dell'ennesima performance che non può essere passata sotto silenzio. I
n nome della presunta difesa di un bene culturale in quel di Piacenza, egli ha investito di maleparole il nostro stimato sindaco Reggi. Che, giustamente, per dignità e per non dargli soddisfazione, non ha ritenuto di replicargli.
Lo ha fatto il capogruppo della Margherita in consiglio comunale, avvertendo che egli sarebbe pronto a lasciare Margherita se essa aprisse le sue porte a Sgarbi.
Sono certo che il problema non si porrà, perché nessun partito è tanto autolesionista da mettersi nelle condizioni di scegliere tra un vacuo affabulatore come Sgarbi, che volentieri lasciamo al suo destino, e i propri amministratori ed eletti che, con dignità, coerenza e sacrificio, tirano quotidianamente il carro di un generoso servizio alla comunità.
Sarebbe un'operazione tutta in perdita. In termini di consensi, ma soprattutto di onorabilità.
Sarebbe come perdersi, che è peggio di perdere, perché in gioco ci sono l'anima e la faccia.
Libertà quotidiano di Piacenza - 5 ottobre 2005

1 Comments:
Povero Sgarbi...
Francesco
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